Lezione di style...
Ci sono cose, del calcio, che chi non lo ama non può capire e chi le capisce non può spiegarle....c'è qualcosa di poetico nel pallone, qualcosa di profondamente mistico. Come un grande amore, una passione travolgente, c'è questo filo invisibile che lega il tifoso ai suoi campioni, quel desiderio di poter gioire per e con loro, quella vitalità di soffrire durante una partita, di incazzarsi per un risultato storto, un goal mangiato oppure un passaggio sbagliato. Vorremmo tutti vedere sempre vincere i nostri colori, e ve lo dice uno che ha dovuto buttare lo champagne stappato nell'intervallo di un infausto Milan - Liverpool...eppure non è così, non può essere così, ed è anche questo il bello. Ricordo le lezioni al liceo, sul teatro greco, e la sua funziona catartica, in cui lo spettatore visionando e partecipando all'emozione degli attori, veniva in qualche modo purificato dallo stress o dai ristagni emotivi. Per me il calcio è anche questo, vivendo la tensione della partita, soffrendo e gioendo, ho la possibilità di approfittare di scariche di adrenalina che, in un certo senso, mi risvegliano. Amo del calcio l'intensità, la totalità, l'impegno, odio i troppi soldi circolanti, i calciatori viziati, Moggi, Meani, e tutte le squadre coinvolte, odio gli arbitri incompetenti, i tifosi incivili, detesto la violenza. Augurerei a tutti i criminali che si spacciano per Ultrà di fare la stessa fine che essi stessi provocano alle forze dell'ordine, sicuramente non immacolate, ma comunque pagati e preposti all'ordine pubblico. Leggere di Sheva che interviene telefonicamente a Milan Channel per salutare Kakà mi scioglie il cuore e mi provoca il magone, ripenso ai 7 anni passati insieme, alle vittorie, alle delusioni più cocenti, ricordo l'iniziale diffidenza per questo usignolo di kiev, poi l'orgoglio di avere un campione così, ricordo le emozioni per ogni suo goal, mai banale, quella sua eleganza, quella sua potenza, quella sua classe. Mi rammarico di vederlo con un'altra maglia, me ne dispiaccio molto. A rileggere a mente fredda i messaggi lasciati dai tifosi su molti siti per convincerlo a restare mi si scalda il cuore, perchè Sheva è stato uno dei nosti eroi di Manchester, gli occhi di ghiaccio e quello sguardo interminabile, il grido che ci ha fatto campioni, l'orgoglio di un fenomeno in rossonero, uno di quelli che ti fanno apprezzare veramente il calcio. Ora le nostre strade si sono separate, non è stato facile digerire l'amarezza, resta il buon ricordo degli anni e delle emozioni condivise, ora tocca ad altri, ai vari Kakà, Gourcuff, all'immenso Gattuso, all'intramontabile Maldini, a Ronaldo, ad Olivera finalmente libero e disponibile, e a tutti gli altri campioni che ci faranno presto tornare a sognare. NOI CI CREDIAMO ANCORA, SPERIAMO E VOGLIAMO CHE QUEST'ANNO DI PURGATORIO POSSA VEDERCI SALIRE IN PARADISO, CON CORIANDOLI ROSSI E NERI NEL VENTO E UNA GRANDE COPPA TRA LE MANI. PER VIVERE UN'ALTRA NOTTE DI COPPA, UN'ALTRA NOTTE DA MILAN. ABBIAMO ANCORA UN URLO IN GOLA, DAL 25 MAGGIO 2005, NON VEDIAMO L'ORA DI REGALARLO ALLA STORIA. Ma fermiamoci anche sportivamente, compagni milanisti, ad applaudire i cugini che vincono questo campionato, e dimentichiamoci per una volta, tutto il polverone precedente. Il nostro calcio ha, oggi più che mai, bisogno di rinascere, di ritrovare l'entusiasmo e la correttezza che ci hanno reso famosi nel mondo. Abbiamo una coppa d'oro, l'abbiamo alzata al cielo in quella sera infinita di Berlino, siamo sul tetto del mondo, lo saremo per altri 4 anni. Siamo i campioni, agli altri non resta che applaudire. Che possano il mio Milan o la Roma alzare la coppa dalle grandi orecchie, non solo per sbatterla in faccia a chi la coppa non l'ha digerita, ma per far capire che Berlino non è un caso, per dimostrare, una volta di più, che gli italiani, sotto le lenzuola e sopra un campo di calcio, sono i migliori.

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